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Siamo lieti di segnalare l'intervista di Lucio Lazzaruolo su Musica Colta per il suo nuovo disco Amelia And Other Favourites
Il nostro grazie a Leonardo Fidicaro
Puoi raccontare brevemente il tuo percorso artistico?
Ho cominciato da autodidatta, suonando in qualche gruppo avellinese. Poi ho studiato chitarra classica, diplomandomi al Conservatorio di Avellino. Ho seguito pure qualche corso di perfezionamento e per un certo periodo ho tenuto una regolare attività concertistica. Contemporaneamente suonavo e suono tuttora con il Notturno Concertante, oggi orientato ad una commistione etnica, rock e jazz. La cosa curiosa è che, in questo gruppo, mi dedico per lo più alle tastiere, che sono il mio grande amore musicale. Col Notturno suono ancora dal vivo e ho realizzato cinque cd; un sesto è in preparazione e stiamo per concluderlo. Come solista ho inciso tre cd, due dei quali di chitarra classica, My favourite (2005) e il recentissimo Amelia and other favourites.
Cosa è per te la Musica Colta? se questa è una definizione che per te ha senso?
Per me è la musica delle mie radici quella che è diretta espressione del mio background culturale. È la musica che per storia, sensibilità è molto più vicina a me rispetto a tanti altri generi musicali (penso ad esempio al blues o al rock ‘n’ roll). È la musica alla base, in maniera indiretta, anche di quello che suono col Notturno Concertante… è questo e molto altro: una sorta di linguaggio che riesco a decodificare con naturalezza, un mezzo che ti porta a spaziare nel tempo e a comprendere meglio la musica di oggi e quel che sono io come musicista.
Cosa vuol dire per te oggi essere musicista, di musica colta, dove tutto è meno che colto, dalla TV ai giornali???
Essere un musicista che suona musica colta, alla fine, rappresenta la possibilità di avere un approccio privilegiato con la musica. Privilegiato perché posso dedicarmi a quel che mi piace senza avere particolari condizionamenti commerciali. Diffido da sempre di coloro che vogliono sempre e comunque compiacere il pubblico. Magari in quel modo si potranno scrivere anche dei capolavori, ma più che altro la musica in quei casi diventa intrattenimento e consumo. Insomma alla fine si tratta di operare una scelta di campo: essere musicista davvero per me significa per quanto più è possibile essere se stessi. Magari non si diventerà mai famosi, ma pazienza…
Come credi ci si possa avvicinare di più al grande pubblico? se questa è una cosa che comunque ritieni importante?
Ti faccio un esempio: insegno educazione musicale in una scuola media e spesso faccio suonare ai ragazzi brani col flauto, musica strumentale, anche classica, e ti assicuro che in genere gradiscono. Quindi non è vero che la musica strumentale, anche quella classica, piaccia solo ad un gruppo ristretto di persone. Si tratta di dare l’opportunità di ascolto, di crescita… ma dal momento che l’industria punta solo su prodotti che possano vendere subito e tanto, questo tipo di operazione diventa molto complicata. Credo che offrire la possibilità di conoscere un tipo di musica diverso da quello che i media incessantemente propinano sia importante per la crescita culturale ed umana delle persone. Ma tutto questo ormai importa a pochi. Anzi magari si perseguono disegni, in maniera inconsapevole o meno, come quello di coltivare l’ignoranza. Basterebbe offrire maggiori possibilità di ascolto, tramite concerti, oppure aumentare le ore di insegnamento di musica nelle scuole. Lo scandalo è che nessun governo ha mai voluto estendere l’insegnamento di questa disciplina alle scuole superiori.
Nel tuo essere musicista quel’è il modello del passato a cui ti riferisci maggiormente?
Sono affascinato dalle figure dei chitarristi compositori come Fernando Sor o Johann Kaspar Mertz. Anche se il musicista che mi ha sempre pù intrigato è Mozart: un esempio insuperato di cristallina bellezza e di profondità musicale.
Abbiamo apprezzato la trasposizione da mandolino a chitarra del concerto di Vivaldi. Oggi è frequente trovare artisti che ripropongono i classici con nuove formazioni strumentali. Una su tutte è la Primavera di Vivaldi suonata da 4 pianoforti (uno dei quali suonato da Yuja Wang). Cosa dire a chi non ritiene opportuna un’operazione di questo tipo?
Non mi piacciono i “talebani” e i puristi: la musica classica ha intanto ragione di essere ancora suonata in quanto viene interpretata alla luce della propria sensibilità,una sensibilità attuale e che consente a chi suona di fornire un proprio apporto creativo all’opera, anche a livello di trascrizione. L’importante è il risultato… In genere le operazioni di trascrizione non mi dispiacciono, ma francamente dipende da caso a caso.
Tra i vari brani proposti siamo passati dal 500 al 900 spaziando tra stili diversi. Qual’è ti somiglia maggiormente, ovvero cosa suoni con più naturalezza?
La musica che mi piace di più è quella del tardo classicismo e del romanticismo. La trovo affine al mio temperamento e per quanto mi riguarda un modello ancora insuperato di perfezione stilistica. |